sabato 23 dicembre 2006

Erezione #1

svegliandomi di consuetudine
e prima di me lo stomaco
sento il rovescio dell'acqua sul balcone sulle finestre e sulle tettoie di amianto
lento il grigio fuori entra infilandosi faticosamente
diventa tutto penombra sagome alternate a niente
sagome che prendono corpo al colpo della luce fendente
rimangono in pesante silenzio come vergognosa presenza
mattutina

dritto lo sguardo all'aria attento l'udito tutto attorno
la vita prende vita aggrappandosi strenuamente
ai giochi di incastri e sipari aperti che da millenni
regolano lo sbadiglio dei muscoli lo stiramento
il battito che sale scuote avvampa e erige a mò di monumento
la vita che prende vita
a fuoco lento

Altri Libertini



Altri libertini, l’opera migliore di Tondelli, è sicuramente la più completa, con le sue metamorfosi umane incanalate “senza soluzione di continuità” nella idolatrata voglia di viaggiare, nel mito cosciente di Bukowski e Burroughs, nella jazzistica coast to coast europea, nei compagni “cinematografari” di sventura; l’opera prima di Tondelli appare la migliore non per il poco valore delle altre (eccezionale la prova di Camere separate) ma per l’intrinseca, immediata, intuitiva empatia che da subito genera con il lettore, questi “altri libertini” (altri... ad aggiungersi a quelli passati) sembrano concludere un discorso interrotto e, in queste duecento pagine scarse scolate alla goccia, con sei episodi collegati da cortocircuiti colmi di turpiloquio e nefandezze col sorriso, gli “altri libertini” - lambrusco beat - arricchiscono la diatriba con il groviglio di carne sudata del sabato notte e le scorrazzate delle puttane in bici sulle piazze-bene di Reggio - Gran Trojajo (Le bellissime piazze di Reggio assomigliano alle vive di una Amsterdam non colorata, ne esuberante, ma vista attraverso il nero e i grigi delle prime opere di Van Gogh, intabarrata e nebbiosa e malinconica come nei cartoni di Pietro Ghizzardi e di altri eccentrici naïf). Il fattore itinerante dello scazzo quotidiano si erge, insomma, come agnello da immolare alla libertà, anche e soprattutto sofferta, ma comunque fiera della propria indipendenza. Come ebbe a sottolineare anche Massimo D’Alema in una breve recensione, Altri libertini è il manuale un po’ folle di tutti i sognatori, di certo non è il solito, banale ed abusato libr-onan da leggere con una mano sola. Veramente efficace questo mordace repertorio singhiozzante della culla post rivoluzionaria, alcova delle tramontate rivendicazione sessantottine: cuffietti peruviani, kebab&cous-cous, gommoni sui bordi della strada, Amsterdam, fumo&fernet, stazioni sudicie, sessorgasmo polimorfo, lacci emostatici e bustinedineve, takeaway&autostop, cessi, cessi rotti, cessi sporchi, Nanni mezzo assiderato, coltellate, amore, odio, un bel paio di Clarks rubate all’angolo, fame, umanità starnazzante ed umanità silenziosa, sbando, sballo, scazzo. Tondelli si addentra, con questa raccolta di sei racconti, nelle anse di un mondo che fino a quel momento era rimasto dominio e demanio delle inchieste sociologiche, in un ambiente che suscita ribrezzo e scandalo ai più (fessi) o curiosità morbose come quella del giovane Carlo Emilio Gadda che chiese a Filippo De Pisis “come fanno l’amore gli omosessuali”, l’artista gli fornì l’icastica spiegazione con la sua “erre” arrotata: “Cavo il mio Gadda, questo geneve di vappovti si visolvono solitamente pev via ovale”. Tondelli sfata tabù inibenti e sbagliati e, in questo romanzo, ci parla del senso dell’amicizia intesa come ricerca dell’indispensabile solidarietà necessaria per sentirsi uomini, come della sacralità della parola d’onore, il marchio a fuoco che contraddistingue ogni singolo uomo ed i personaggi del libro (come quando, per sanare la crisi d’astinenza dell’amico Bibo, Giusy fa... beh, leggetevelo). Ma sono i sogni che governano le redini di un Tondelli vagabondo ed autostoppista radicato prima nell’Emilia e poi nel mondo come fosse la sua casa, la sua grande famiglia, non con la volgare sciatteria dell’incauto ma con la gioia cosciente del libero libertino che ama la libertà, non come uno scarso imitatore nipotino di Kerouac ma come una persona slegata dai canoni semi-sacrali e falsi del “faccio quello che mi pare”; per Tondelli come per ogni persona sincera, la libertà non significava poter cagare in mezzo alla strada ma possedeva il senso profondo della conquista e della presenza indescrivibile della leggera umanità coraggiosa. Tondelli non fu assolutamente la crisalide che molti, con scarsa intelligenza, descrissero come arenata nei melmosi meandri di una solitudine impregnata d’egocentrismo asfissiante (quanto gli piaceva la compagnia! No, la sua solitudine era metafisica ed in un certo senso in funzione della letteratura), non fu nemmeno il bieco trasformista dai freddi calcoli commerciali che sperperava il suo talento nel nome della money; anzi si avverte, nella sua maturazione umanistica (importante leggere i suoi libri rispettando l’ordine cronologico di uscita), una riconosciuta base comune ed indiscussa della scrittura: l’intreccio, Tondelli aveva bisogno di avvinghiare e districare intrecci e se la prova di Rimini può risultare più “leggibile” non è certo perché scade nel consumismo massmediatico della carta stampata ma perché la facoltà narrativa risulta perfezionata e ben stemperata nelle pause di riflessione esistenziale, che vanno spesso ad analizzare i dilemmi umani, anche i più drammatici. I problemi dei libri di Pier derivano dalla sua esperienza e lui affrontava queste difficoltà come ogni uomo le affronta, forse anche esorcizzandole con la narrazione di disperazioni cieche (Verso il silenzio in Camere separate), cavalcando la letteratura anche come un organismo simbiotico. No, non fu certo un cliente della rispettabile carta&inchiostro da supermercato ma un narratore eccezionale per la sua polivalenza totale che in Altri libertini trova l’acme versatile della comunicazione, questo suo primo libro è cioè straordinario per la sua duttilità. Sì, è veramente bello. Una visione stramba del mondo. Un rigurgito d’amore per l’uomo. Un inno alla libertà.

giovedì 14 dicembre 2006

Vita Agra



Sosto davanti agli scaffali per quattro ore senza portare via niente
Opto per un'ispirazione che solo domani arriverà rimugginamenti
Prendo prenderò o nn prendo
Intanto
Contratto sulle 40 euro devo di ricavare di più di solito faccio buoni affari
Mi incula se nn sto attento
Opto per le 40 euro adesso in tasca tocco due pezzi da venti
Intanto
Fuori fa freddo la pelle stride all'aria gelida
Tolgo fuori una sigaretta Pall Mall
Opto per brevi boccate e intense inspirazioni
Stringo la sciarpa al collo intanto
Fermo
Penso
Disinvolto guardo lingerie ricoperta di brillanti
Penso
Non fa per me
Neanche per lei
Già stanco(di lei)opto per un ritorno solitario
Casa
Tana
Salvo me

martedì 12 dicembre 2006

Anniversario di Piazza Fontana.... 1969-2006



http://www.carmillaonline.com/archives/2006/12/002060.html#002060

Trentasette anni dopo, si parla ancora di Piazza Fontana, in mezzo alle boutique del Natale. Chiamatelo marketing paradossale: in piazza Fiume a Roma, in via Bergamo a Milano è stata attuata una protesta contro una catena di negozi riconducibile all'estremista di destra Delfo Zorzi, a lungo sotto inchiesta per la strage del 1969.

Un gruppo di ragazzi l'ha chiamato vernissage e l'ha raccontato su di un blog (http://oxus-oxus.blogspot.com): l'appuntamento era davanti alle boutique romane e milanesi della Oxus. Hanno sfilato con grandi borse nere - alcune di stoffa, altre ritagliate nel cartone e poi appese ai muri - su cui campeggiava il logo della Oxus e la scritta: "La borsa che fa strage". Sui volantini che hanno accompagnato l'iniziativa erano annunciati sconti del 50% sulle borse della marca, ma solo fino al 12 dicembre. Non a caso. Uno dei negozi della protesta è a poche centinaia di metri dalla piazza della strage che segnò la storia d'Italia, una strage ancora senza colpevoli.

La ditta, specializzata in pelletteria, è di proprietà di Roi Hagen, cittadino giapponese ma in seguito a naturalizzazione, alias Gm (acronimo di General manager) come preferisce farsi chiamare dai suoi dipendenti, alias Delfo Zorzi. Ex militante di Ordine Nuovo, tra i principali imputati per la strage della Banca dell'Agricoltura per cui (dopo l'ergastolo in primo grado), è stato assolto l'anno scorso in Cassazione. Zorzi è ancora indagato, ma per la strage di piazza della Loggia a Brescia, del '74.

L'Italia ha chiesto ripetutamente e inutilmente l'estradizione di Zorzi da Tokio, dove vive e in cui ha sede la sua ditta, ma non c'è nulla da fare perché non solo il Giappone non riconosce l'istituto della contumacia, ma con il nostro non ha mai siglato alcun trattato di estradizione.

In una recente inchiesta de L'espresso, è anche emerso che i suoi affari sarebbero oscurati da diverse ombre. Il manager, che per l'inciso è miliardario e risiede in una delle zone più lussuose della capitale giapponese, realizza borse con la sua griffe ma anche per marchi come Laura Biagiotti, Luciano Soprani, Gianmarco Venturi, in passato anche per Valentino. Fin qui nulla di strano. L'anomalo salta fuori quando si scopre che è stato indagato per truffa in seguito ad un finanziamento offerto a Maurizio Gucci, imprenditore della ditta omonima, ucciso da un sicario prezzolato dalla moglie.

Fra i suoi partner in affari poi risulta anche Paolo Giachini, noto per aver offerto la sua casa a Erich Priebke, l'ex nazista agli arresti domiciliari per la strage delle Fosse Ardeatine. Più diversi processi per contraffazione, e un'inchiesta per presunti legami con la malavita asiatica. L'espresso ha poi rintracciato un altro elemento sorprendente: il negozio Oxus di Milano è ospitato in locali di proprietà del Comune, costituitosi parte civile nel processo per la strage del '69. Affittati ad un canone di gran lunga inferiore a quelli della zona. Uno dei tanti affari del ricercato Hagen, alias Gm, alias Delfo Zorzi.

The Pope Is Fucked Stoned



quando dico che è un paraculo....
In Turchia fa l'agnellino bastonato, parla di dialogo tra religioni e quindi fra persone diverse, e poi che tutto ad un tratto rivitalizzandosi dall'aria della madre patria ritorna quello che è IL CAPO CIECO DELLA CHIESA....
Il Papa gioca con le paure delle persone, dichiara il vicino fallimento della famiglia, aumenta la spinta omofoba e razzista contro i gay, limita le libertà personali facendo leva sull'obbiezione di coscienza dei medici e ricercatori che sono impegnati nella lotta contro le malattie genetiche, auspica un dialogo con le altre religioni(ma solo perchè in Turchia), cerca dossier riabilitativi per stabilire se il profilattico sia utile o meno(sconcertante), nasconde gli abusi di pedofilia dei prelati contro i minori, fa leva politica sulla parte di parlamentari cattolici ingerendo sulla vita democratica dello Stato Italiano.

Ultima perla di saggezza è la campagna negativa contro TELETHON mettendo a repentaglio fondi di vitale importanze contro la lotta alle malattie genetiche che ogni anno uccdono migliaia di persone.
PURO TERRORISMO

Tornando al nostro eroe...
Il Papa: "Eutanasia e aborto
minacciano la pace"
CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI denuncia "lo scempio" che, nella nostra società, si fa del "diritto alla vita". Nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace (1 gennaio 2007) Papa Ratzinger parla con dolore delle morti silenziose "provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia". E si chiede: "Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?"


Io sapevo che le minacce alla pace erano date da:
- Armi di distruzione di Massa
- Fabbriche di Armi
- I Governi Guerrafondai

E in seconda istanza:
- lobby di Multinazionali
- ideologie
- Religioni

Ovvio che ha detto una puttanata.
Io mi chiedo poi come si fa a dire a Crozza di nn fare satira.
Fermate il Papa.

lunedì 11 dicembre 2006

Regalo di Natale



16 DICEMBRE
PIAZZA D'UOMO_MILANO
ENNIO MORRICONE IN CONCERTO

Dopo i noiosissimi Cornetto Festival
Con estremo gaudio la piazza verrà occupata
Dalla musica

domenica 10 dicembre 2006

L'unico fascista buono è il fascista morto



Pinochet è morto. La chiesa nn dovrebbe neanche celebrare il suo funerale. Bruciare il suo corpo e far sparire le ceneri affinchè nn si costrisca un luogo di culto. Dimenticare l'uomo Pinochet ricordare le sue gesta per non ricadere nell'errore. Allende dice Estas son mis últimas palabras y tengo la certeza que por lo menos será una lección moral que castigará la felonía, la cobardía y la traición.
Pinochet sperò che tu abbia sofferto come un cane.

sabato 2 dicembre 2006

L'inverso dell'inverso



L'inverso dell'inverso per nn arrivare mai al giusto
è questo che intendo per bugia
come una cronaca da due lire o una luce accesa dimentica
giù e giù per l'inverso
con denti gialli e alito pesante
ti presenti come buon gustaio del bello
ma sei l'inverso di qualunque gesto
il tuo grigio è spolverato dalla solitudine
e solo parli con tanta gente intorno
come tanta neve che scioglie
ma il tuo inverso è che stupisci
anche se la neve scioglie sempre
occhi brillano all'evento del tuo conato
e sei così rosso per lo sforzo del tuo stomaco
col tuo tossire nervoso
e lo sputare sulla giacca nuova
i tuoi occhi da ammaliatore li costringe
fermi tutti attorno mano nella mano
sudate e lercie a sentire
il profumo vacuo delle tue parole
l'inverso di questo sarebbe dimenticarti
girarti le spalle e ridere con la mano sulla bocca
ma è l'inverso dell'inverso
e tu ci navighi dentro
senza riposo
sapendo che il vento non scende
perchè sei tu che soffi nelle vele
e nessuno è pronto per l'inverso dell'inverso
sparare contro di te
immorale per quelli che lo pensano
e tu vomita ancora
sull'inverso dell'inverso
costringendomi a spolverare il mio odio
così forte verso il tuo gracidio
così forte verso le tue vele
caricherò la mia lingua di proiettili
e bucherò il tuo meccanismo
strapperò quelle mani che rumoreggiano
per il tuo vomito così acclamato
spezzerò i tuoi microfoni e girerò tutte
le spalle dei tuoi manichini
è questo il mio inverso al tuo inverso
la mia digestione completa al tuo vomito

Banana è liberale



Oggi Berlusconi porta in piazza le sue persone e si fa reincoronare: a che serve questa cosa dal punto di vista politico? E' come con il re. Morto il re, viva il re. E' finita la Cdl, viva la nuova formula con un forte contenuto di solidarietà e di vicinanza alle istanze della 'ndrangheta/camorra/mafia. Oggi l'altra Italia ha deciso di far sentire la propria voce nel segno della rivoluzione liberale di Berlusconi.

venerdì 1 dicembre 2006

Avanti miei silvi






Mai il cinema fu più utile.....
Tatatataaaaatatatatataaaaaaaaaaaaaaatatatataaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa