lunedì 15 gennaio 2007

Sogno Americano



Che cos'è il Sogno Americano secondo Norman Mailer? E' lo stesso autore - ormai un classico contemporaneo - a fornirne una definizione aggiornata: "Se non facessimo la guerra in Irak, George W. Bush si ammalerebbe all'istante... Non importa che cosa accada effettivamente in Iraq. Non importa se dispongano o meno di ordigni nucleari o se siano attrezzati per scatenare una guerra chimica. Non sono una minaccia, ma sono in una posizione geografica di che noi abbiamo assoluta necessità di presidiare militarmente. Dominare l'Iraq, dominare il Medioriente, per poi costringere la Cina in una posizione che ne faccia la Grecia della nostra Roma. L'11 settembre è stato l'apriti sesamo, l'inizio del cammino al nostro imperio sul pianeta, il cammino del Sogno Americano". Parole choccanti per le élites statunitensi. Parole che hanno ripetuto uno choc già trasmesso da Mailer all'America: nel 1965, con la pubblicazione di Un sogno americano.

Fu un capolavoro, fu uno choc collettivo: la versione definitiva del "romanzo presidenziale", una rauca messa sotto accusa di un'intera nazione, di un'intera civiltà. Con uno stile che non ricorda in nulla la raffinata introspezione de Il nudo e il morto, che aveva fatto sperare le lettere americane in una nuova incarnazione hemingwayana, Mailer esplora il corpo in disfacimento della cultura americana con il preciso intento del coroner di imputare a qualcuno un delitto, salvo che in questo caso l'imputato è il medesimo cadavere: è l'America tutta. Da rilevare: per questa sua opera hugoliana, una narrativa potentemente civile e fantastica, delirante e alchemica, Mailer utilizza la specola psichiatrica. Soltanto attraverso il fattore psichico è possibile connettere cultura, politica, etica e antropologia dell'antiumano che si sta incarnando negli States - è questa la convinzione di Norman Mailer ed è precisamente l'approccio con cui An American Dream forgia uno dei personaggi più memorabili nella storia letteraria del dopoguerra americano: il professor Rojack, docente universitario, ex deputato al Congresso, ex eroe di guerra, celebrità televisiva e schizoide, patologicamente votato al suicidio, e poi uxoricida, violentatore, criminale mafioso addirittura.
La vicenda di Stephen Rojack è non soltanto la semplice allegoria di un Sé diviso che fa da specchio a una società schizofrenica, in piena psicosi. Qui si spende un'energia eccessiva nello sperimentare le possibilità dell'umano e lo si fa con larghissimo anticipo sui geniali romanzi di Bret Easton Ellis o di Dennis Cooper. La sovradeterminazione che governa la vicenda disumana di Rojack è identica a quella che domina l'assurda giornata di Eric Packard, la riedizione del Rojack di Mailer in Cosmopolis di DeLillo. Sebbene le reazioni da parte dell'opinione pubblica siano risultate agli antipodi (uno scandalo impressionante ai tempi di Mailer, indifferenza assoluta quanto a DeLillo), va detto che il modo con cui la critica letteraria stroncò An American Dream coincide in maniera perfetta con il bando comminato a Cosmopolis: una sentenza di "somma improbabilità", di "stupido irrealismo". Come quasi sempre, il torto sta dalla parte dei critici letterari. Sia Mailer sia DeLillo speculano sulla realtà: ma in senso teoretico, non finanziario. L'attenzione di entrambi è intensissima - da qui la parvenza di "eccessività" narrativa, di "improbabilità" storica - e corrisponde a due categorie dell'ascesi: attiva nel caso di Mailer, contemplativa nel caso di DeLillo. Però il risultato è il medesimo - è la feroce e dilaniante sofferenza del distacco dal fango del mondo, avvertito quale nerastro compost da risolvere, pur sapendo di essere incapaci di risolverlo.
Vibrante come un tuono, la prosa di Un sogno americano è la rauca voce che l'America emette dal suo vergognoso mitologhema di un underground assoluto, che deresponsabilizza l'uomo dall'assumersi gli esiti di azioni ciclopicamente devastanti. La scossa spirituale che Mailer si autocondanna a subire per via letteraria è la medesima forza tellurica a cui espone il suo dissennato Paese, la più recente evenienza tragica del sempiternamente classico. Tra Pubblicità a me stesso e Un sogno americano muta l'oggetto d'attacco - il sé nel primo caso e l'altro nel secondo -, ma la potenza evocatoria e spirituale dell'assalto è la medesima e non risparmia nessuno, nemmeno la storia della letteratura.

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